Lo Strumentario

Lo strumentario è calibrato in base alle caratteristiche sonoro musicali del paziente ed è costituito perlopiù da materiale musicale della metodologia Orff.

L'idea fondamentale è di fornire il paziente di quante più opportunità sonoro musicale possibili, inserendo uno o piu elementi sonori per tipologia organologica ad esempio:

1 membranofono
1 areofono
1 idiofono
1 cordofono
1 strumento autocostruito o non convenzionale


Dunque un GOS tipico può essere :

2 tamburi a cornice
1 tamburo tipo conga
1 flauto a coulisse
1 shaker
1 guiro
1 clessidra ad acqua creata dal musicoterapista
1 chitarra.


Il Gos , cioè Gruppo Operativo Strumentale può essere costituito sia da strumenti convenzionali , che da strumenti di tipo non convenzionale o autocostruiti che per caratteristiche strumentali e strutturali li rendono adatti al lavoro musicoterapico.

Convenzionali: fabbricati su scala industriale come Xilofoni, bongos , chitarra ecc.

Non convenzionali: stumenti naturali, quotidiani o autocreati dal dal musicoterapista o in collaborazione col paziente al fine di stabilire una relazione mediante il loro uso. In particolare gli strumenti non convenzionali rappresentano caratteristiche da essere particolarmente importante poiché posti nel setting stimolano la curiosità dunque possono stimolare una maggiore interazione.

La caratteristica primaria degli strumenti corporeo-sonoro-musicali da impiegare in MT è la facilità di utilizzo, nonché la possibilità insite nello strumento di facilitare lo scambio di informazioni non verbali tra i pazienti della seduta.

Strumenti in musicoterapia attiva

In ambito musicoterapico, il ruolo svolto dagli strumenti musicali risulta essere cruciale nella creazione di un contesto relazionale. Essi fungeranno da mediatore con lo scopo di instaurare una comunicazione con il paziente. In oltre nell'atto di usare uno strumento il paziente può esprimere dei contenuti interni, che potranno essere oggetto di studio.

Nell'importante testo "La nuova Musicoterapia" Rolando O. Benenzon specifica e contraddistingue i modi d'uso degli strumenti musicali , come manifestazione di stati interni specifici:

Lo strumento può avere differenti valenze non necessariamente legate alla loro implicazione musicale nel setting, ma anche legate alla sua natura d'oggetto, dunque come viene maneggiato ed usato. (Benenzon, "la nuova Musicoterapia").


Seguono:

L'oggetto catartico, è definito lo strumento che rende possibile la scarica energetica delle tensioni o della rabbia.
l'oggetto difensivo, è definito come l'oggetto che permette al paziente di occultare le pulsioni interne destate in lui dalle ansie. Come se lo strumento si trasformasse in uno scudo del gladiatore dietro il quale il soggetto nasconde il corpo e le sue espressioni corporali;
l'oggetto incorporato, è usato dal paziente non per produrre suoni ma semplicemente maneggiato, e nell'atto di maneggiare il paziente non manifesta nessun intento di comunicazione. Il corpo del paziente e lo strumento si trasformano in un'unità indifferenziata. Alcuni pazienti, in particolare quelli affetti da autismo prendono lo strumento e lo avvolgono con le mani e con la bocca, per fare in modo che tutte le energie che gli hanno trasmesso ritornino verso di loro;
l'oggetto sperimentale, è usato in maniera casuale e non ha valore comunicativo poiché stimola la voglia di sperimentare e la curiosità del paziente;
l'oggetto intermediario, è usato per permettere il passaggio d'energia comunicativa; è la tipologia d'utilizzo adatto nel lavoro musicoterapico, poiché stimola la relazione mediante il canale musicale.


L'oggetto intermediario corporale, rappresenta il primo oggetto intermediario che appare nella comunicazione fra madre e neonato e rappresenta il corpo stesso della mamma. In musicoterapia il corpo stesso del musicoterapista può essere esso stesso strumento purché non crei situazioni di acting out problematico.

L'oggetto integratore, rappresenta l'oggetto che in sé racchiude caratteristiche in grado di permettere l'integrazione di un gruppo di pazienti ( nelle sedute di musicoterapia di gruppo).


L'uso dell'oggetto condiviso e relazionale

Negli interventi con i gruppi uno degli obiettivi primari spesso consiste nella maturazione del senso di appartenenza nel gruppo stesso, facilitando la nascita di una percezione "sana" dell'altro, basata sul rispetto e l'ascolto.
In tal senso il musicoterapista propende all'utilizzo di strumenti che facilitino l'integrazione e che non creino nessun tipo di gerarchia (nei volumi, nell'intensità o nel timbro) tra i partecipanti, dando possibilità di far fluire liberamente l'espressione e la creazione un contesto relazionale di gruppo.
Per questo motivo l'uso di tanti piccoli strumenti, soprattutto quando nel gruppo non è presente il senso di gruppo rituale o quando le persone che ne fanno parte non si conoscono, può risultare deleterio e portare i soggetti più a rischio ad un uso dello strumento in modo incistato , dunque ad un isolamento.
Per evitare ciò è necessario creare un interesse verso un oggetto che presenti le caratteristiche di oggetto condiviso, veicolando l'attenzione dal singolo a un senso di gruppo. Oggetti tesi a cerchio tra i partecipanti come corde, elastici o ancora meglio un telo colorato fanno al caso nostro, creando un ambiente allegro e di gioco.
Successivamente il musicoterapista sostituirà il semplice oggetto condiviso ad uno strumento musicale che presenti le stesse caratteristiche di condivisibilità, ma che sia oggetto sonoro: un grande tamburo a cornice di dimensioni superiori al metro di diametro.

Fonti storiche ed etnomusicologiche ci documentano sull'esistenza di tale pratica tra gli Indiani d'America Navako:
I tamburi a cornice a mano degli indiani d'america sono strumenti individuali ma quando essi vengono costruiti con forma di barile sono considerati tamburi collettivi e vengono suonati da più esecutori, di solito quattro e multipli di quattro.

( Facchin, Le Percussioni , ed EDT, Torino 2000).


Uno strumento di grandi dimensioni come un tamburo a cornice presenta le caratteristiche necessarie che sostituiscono il valore di oggetto condiviso trasformandolo in oggetto relazionale. Esso a parte la dimensione è leggero e può essere appoggiato sulle ginocchia degli esecutori seduti al suolo con le gambe incrociate. Può essere suonato con le mani o con mazzuoli producendo suoni rispettivamente più squillanti o profondi. Tale soluzione focalizza l'attenzione verso le possibilità sonore del gruppo e lo strumento è vissuto dai partecipanti come tavolo sul quale esporre le proprie carte. Solo successivamente il musicoterapista potrà frammentare la produzione sonora in strumenti singoli, ma quando questo avverrà sarà con un senso musicale di gruppo ben sviluppato.



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