Fonti Scientifiche

2.1 La sintonizzazione.

La prima tecnica utilizzata per l'instaurare di una relazione attraverso il parametro corporeo – sonoro – musicale con un paziente, è l'imitazione in quanto evoca e ricorda nel paziente la ricerca di relazione richiesta dalla mamma nei momenti di gioco non verbale instaurata col bambino nei primissimi mesi di vita.
L'imitazione, nel processo di crescita, matura fino a diventare la prima spinta alla conoscenza mediante l'esperienza, e si trasforma in sintonizzazione nel momento in cui vengono condivisi sentimenti ed intenti attraverso il parametro non verbale:

IMITAZIONE ESPERIENZA APPRENDIMENTO

I concetti sopraesposti saranno qui corredati di riferimento teorico specifico, tratto dall'esperienza clinica di Daniel Stern ("Il mondo interpersonale del bambino", bollati boringhieri, Milano, 1986), pediatra esperto delle forme relazionali instaurate tra madre e figlio nei primi mesi di vita.


2.2 Le teorie di Stern. I Livelli del Se.

Nei suoi studi Stern si concentra sui meccanismi naturali che fanno si che si sviluppi nell'individuo, sin dai primi momenti della propria vita, il senso del sé , e come sua controparte il senso dell'altro, intesi entrambi come fenomeni universali che influenzano profondamente le esperienze sociali favorendo la differenziazione tra individui.

Secondo Stern, l'esperienza del se si manifesta costantemente come parte della realtà nell'adulto:

"Pur essendo impossibile raggiungere un consenso generale su che cosa sia esattamente il sé, noi adulti ne abbiamo comunque un senso molto reale, che permea la nostra esperienza sociale quotidiana e si presenta in molte forme.."

( D.Stern 1985)

Il Sé ha origine nei primi mesi della vita e il suo consolidamento risulta essere cruciale nella maturazione dei confini della personalità, della nascita della concezione dell'altro come entità distinta.
La prima esperienza intersoggettiva del bambino è rappresentata dal rapporto che ha con la mamma. Tale esperienza, si realizza attraverso il processo di distaccamento come tendenza istintiva al superamento della simbiosi madre-figlio, epoca nel quale il piccolo non concepisce l'idea di essere un individuo distinto dalla madre.
Tale processo progressivamente permette al piccolo di consolidare il proprio senso di sé, e di conseguenza di poter concepire a livello mentale un'idea di altro, col quale instaurare una comunicazione fatta di sentimenti, motivazioni, intenzioni:

……La prospettiva attuale concepisce un nuovo senso del se inteso come senso di un se soggettivo, nel quale è già possibile un intersoggettività tra madre e bimbo. Nasce così la possibilità di "leggere" gli stati mentali altrui, di conformarsi, allinearsi, di sintonizzarsi con essi.
( D.Stern 1985)

In seguito il bambino attraversa la fase in cui inizia a rapportarsi all'altro come ad un'entità possedente una riserva personale d'esperienza e conoscenza del mondo, e tale conoscenza può essere espressa e oggettivata in simboli che diventano veicoli di significati da comunicare, e creare attraverso gli scambi reciproci consentiti dal linguaggio.


2.3 Gli elementi musicali e sonori nella nascita del linguaggio

La nascita del linguaggio è un fenomeno estremamente complicato che non verrà approfondito in questo lavoro, anche se rappresenta un tema che merita alcuni chiarimenti e riflessioni che potranno risultare utili nella comprensione del valore comunicativo della musica come linguaggio.

Il bambino durante la propria evoluzione linguistica passa da una fase che chiamiamo preverbale, ad una verbale. La nascita del linguaggio verbale avviene intorno ai diciotto mesi, quando il bimbo inizia ad associare agli oggetti un nome, per imitazione della mamma e dei familiari.
Tuttavia nel linguaggio verbale le parole apprese, come insieme di suoni (significante), non avranno nulla a che vedere con gli oggetti (significato), ed il valore che verrà dato ad esse è del tutto arbitrario (ad esempio , l'idea di "BUE" non è legata da nessun rapporto intrinseco con la serie di suoni B-U-E che le serve da significante. Essa potrebbe anche essere indicata da qualunque altro significante come provano le differenze tra le lingue).

Il tipo di linguaggio preverbale, che inizia a presentarsi nel bambino dai primissimi mesi di vita, è di carattere meno complesso in quanto ad un suono, o un insieme di suoni , può corrispondere direttamente un significato (Un importante ricerca indica che dodici ore dalla nascita esiste una sincronia tra la voce della mamma e i movimenti del bebè "Benenzon, De Gainza Wagner 1999"). Ci sono insomma segni di similitudine tra l'oggetto e ciò che si usa per rappresentarlo. A questo tipo di comunicazione che chiamiamo comunicazione analogica , succede l'apprendimento del tipo di comunicazione legata all'arbitrarietà della parola ,la comunicazione digitale. Il fenomeno della sintonizzazione si situa nella fase preverbale, quando le non è ancora presente nel bambino la struttura mentale e fisica che permette l'apprendimento istintivo, tramite l'imitazione.


2.4 Relazione mamma - bimbo come prototipo della relazione musicoterapista – paziente.

Nel contesto relazionale musicoterapico è di notevole interesse la fase nel quale il bambino sperimenta le prime comunicazioni con la propria mamma.
Il piccolo si rivolge alla mamma usando il linguaggio preverbale fatto di un'infinità di suoni, vocalizzi, sguardi, pregno di sensazioni e fortemente comunicativo. Proprio nel mondo relazionale creato in tale contesto che ha luogo quello splendido meccanismo definito da Stern "sintonizzazione".
Osservando una mamma che tiene in braccio il proprio piccolo notiamo che la prima forma naturale di relazione tra i due consiste nel rispecchiamento, il bambino fa una particolare espressione, o un vocalizzo e la mamma lo imita.

(…) nell'imitazione però la mamma non avere l'esperienza di essere partecipe agli stati emotivi del figlio, ma solo di aver osservato e ripetuto i suoi comportamenti.

Si deduce da ciò, che la sola imitazione, o rispecchiamento, non basta a stabilire una relazione profonda fatta di scambi affettivi tra i due, uno scambio intersoggettivo degli affetti (D. Stern, 1987 ).

Dunque perché si verifichi uno scambio affettivo reale è necessario che la madre vada al di là della semplice imitazione, verso una compartecipazione degli stati affettivi (D. Stern, 1987 ).


2.5 Tema con variazioni

Il bambino può accorgersi dell'imitazione effettuata dalla madre, ma da questa imitazione esso può potrebbe dedurre soltanto che la madre ha notato le sue azioni e ha riprodotto i suoi comportamenti manifesti. L'imitazione, progressivamente, lascia il posto ad un tipo di interazione più simile al dialogo che si presenta non come una sequenza stereotipata e noiosa di ripetizioni, ma piuttosto come uno scambio più dinamico e relazionale. A questo punto la mamma inizia ad introdurre costantemente delle variabili e nel dialogo, quando tocca a lei, modifica in una certa misura il suo contributo seguendo uno schema tipo "tema con variazioni".

(…) il comportamento della madre trascende adesso la semplice imitazione, per espandersi in una nuova categoria comportamentale che definiamo sintonizzazione degli affetti (D.Stern, 1987).

Il bambino comincia a notare che la madre aggiunge una nuova dimensione al comportamento imitativo, una dimensione che si accorda perfettamente con la sua nuova condizione di partner intersoggettivo.
Il motivo per cui i comportamenti di sintonizzazione sono così importanti nella nascita dell'intersoggettività, sta nel fatto che la sola imitazione non consente a due membri di risalire ai rispettivi stati interni, ma mantiene fissa l'attenzione sul comportamento manifesto. I comportamenti di sintonizzazione, invece, riplasmano l'evento e spostano l'attenzione su ciò che sta dietro il comportamento, sulla qualità dello stato d'animo condiviso.

In musicoterapia si ripropone quel tipo di relazione tipico della coppia madre figlio, o meglio il musicoterapista risponde al paziente utilizzando quella tipologia di comunicazione, che sorge istintivamente nel periodo preverbale.


2.6 La relazione frutto della sintonizzazione

Questo tipo di relazione intersoggettiva, nel contesto non-verbale di una seduta di musicoterapia, può essere veicolo di scambio tra paziente e musicoterapista.
In termini pratici, nella condivisione di una produzione sonoro – musicale, parliamo di sintonizzazione nel momento in cui si determina in seduta una o più di queste condizioni (tra paziente e musicoterapista):

1 Nelle produzioni coincide profilo di intensità;
2 Gli scambi sonoro – musicali seguono la stessa pulsazione;
3 Il ritmo (inteso come frase ritmica complessa e iterativa) viene eseguito in modo sincrono da paziente e musicoterapista;
4 E' possibile stabilire una relazione tra le durate delle rispettive produzioni;
5 Vi è analogia di forma nel disegno ritmico e\o melodico.


2.7 La comunicazione trasmodale, due esempi di relazione dal gesto-suono:

Le sintonizzazioni, in musicoterapia si realizzano, anche e soprattutto nei casi di grave ritardo mentale, per via trasmodale e ciò si ricollega ai concetti di percezione amodale e sinestesica (Raglio, 2003). Per meglio rendere comprensibile il concetto mi avvalgo di due esempi e della loro analisi comparativa: nel primo riporterò un esempio di sintonizzazione tra madre e piccolo tratta dall'opera di Stern "Il mondo interpersonale del bambino":

".. un bambino di nove mesi batte per terra un giocattolo di pezza, prima con rabbia poi, gradualmente, con piacere esuberanza allegria, mantenendo un ritmo costante. La madre si inserisce nel ritmo e dice : Kaaa- bùm, Kaaa- bùm, ove il bùm corrisponde al colpo inferto dal bambino, e il kaaa alla fase in cui il bambino alza il braccio e lo tiene sospeso in attera di vibrare il colpo."
(D. Stern, 1987, p.149)

Nel secondo un altro esempio estratto dagli appunti di osservazione di una seduta di musicoterapia individuale con un paziente psichiatrico.

Correndo intorno ad una conga posta al centro del setting, il musicoterapista ed il paziente si guardano negli occhi. Il musicoterapista, attingendo al materiale musicale emerso le precedenti sedute, al ritmo dei passi del bambino intona la filastrocca "nella vecchia fattoria ia ovo, c'era il lupo!". Il paziente alla fine della filastrocca del musicoterapista fa un salto e fa "uuuuuu" (il verso del lupo), mentre il musicoterapista accentua il salto con un colpo sulla conga posta al centro del setting.

I due esempi stanno ad evidenziare la prevalenza di utilizzo dei canali transmodali ("…il canale o la modalità espressiva usata dalla madre per accompagnare il proprio comportamento a quello del bambino è diverso dal canale o la modalità usati dal bambino." - D.Stern, 1987,p 150 - ) , ovvero quel tipo di sintonizzazioni in cui il dialogo è instaurato usando differenti canali non corrispondenti. (Fig.1) Nel primo esempio le caratteristiche del movimento del corpo del bambino, collimano con le caratteristiche della voce materna, nel secondo le caratteristiche sonoro vocali e di movimento del paziente, collimano con le caratteristiche sonoro musicali della conga suonata dal terapista.




2.8 Dalla sintonizzazione alla compartecipazione degli stati affettivi:

Dalle sintonizzazioni, scaturisce la relazione intersoggettiva, per comprovare l'esistenza della quale Stern adduce tre prove che presuppongono la comparsa di altrettante capacità inerenti:
La compartecipazione attentiva, che avviene quando il bambino non solo ha capacità di concentrarsi con l'attenzione su un bersaglio, ma anche percepire che l'altro possieda tale capacità e che i due stati mentali possano essere condivisi. Si tratta di un dare attenzione ad un oggetto indicandolo ad esempio con un dito ed aspettando che l'altro osservi l'oggetto.
La compartecipazione delle intenzioni, che si manifesta nel momento in cui il bambino oltre ad indicare un oggetto, lo richiede attribuendo all'altro uno stato mentale interno, cioè la comprensione della richiesta e la volontà di soddisfarla.
La compartecipazione degli affetti, che consiste nella capacità di attribuire stati affettivi condivisibili ai propri interlocutori sociali. Il bambino in questo stadio attribuisce all'altro la capacità di provare e di segnalare un affetto di importanza rilevante per il proprio stato d'animo attuale.
Nella seduta di musicoterapia, si possono verificare momenti che in analisi osservativa classificheremo in modo analogo:
nel momento in cui l'elemento sonoro musicale (o lo strumento musicale) implica un coinvolgimento sul piano attentivo, e l'attenzione è condivisa dal paziente e dal musicoterapista siamo in una compartecipazione attentiva; quando è presente la volontà, quindi la non casualità, del gesto suono attraverso cui il paziente si pone in rapporto col musicoterapista (Raglio 1996), si verifica la compartecipazione delle intenzioni.
Infine nel momento in cui "…vi è la condivisione di un emozione, di uno stato d'animo, determinata dall'evento sonoro musicale che costituisce il perno della relazione…" (Raglio 1996), ci troviamo di fronte ad un coinvolgimento emotivo ed affettivo col paziente, che si traduce in una compartecipazione degli stati affettivi.



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